Il 13 marzo è stato eletto il nuovo Papa. Si è trattato di un
grande evento mediatico. La televisione italiana ha seguito l’evento dal
conclave all’election day; per non parlare del dopo elezioni. Le diverse
emittenti hanno dedicato speciali, mandato in onda fiction, documentari per
l’occasione. Si sono sprecati commenti, ragionamenti, ipotesi che prevedessero in
anticipo il nuovo successore di Pietro. I programmi hanno indagato, con
curiosità morbosa, nel suo passato; con I’effetto che i telespettatori sono
stati bombardati tutti i giorni e a tutte le ore da notizie, immagini del Papa.
A mio avviso, abbiamo assistito a un’alterazione della percezione del fenomeno:
la televisione ha amplificato oltremodo la portata dell’evento, tanto che papa
Francesco è diventato l’oggetto dell’interesse, dei discorsi di molti. Per una settimana, gli italiani –una
parte- si sono distratti dai problemi quotidiani del paese: non si sono
interessati della disoccupazione, dell’instabilità politica. La tivù, quindi, ha
dimostrato, più che informare, di disinformare: intercettando il bisogno di
speranza, di positività, ha selezionato un argomento da propinare per deviare
l’attenzione e le preoccupazioni delle persone verso uno sbocco alternativo, il quale sbocco regalasse loro, attimi di spensieratezza, di felicità. Un vero e proprio strumento
di distrazione di massa; e probabilmente Adorno, filosofo della Scuola di
Francoforte, il quale sosteneva che i mass media sono il più subdolo strumento
di manipolazione delle coscienze, oggi affermerebbe: “Io ve l’avevo detto!”.
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