Il 21 marzo è ricordato per l'inizio della primavera. Non tutti sanno, però, che in questa data ricorre anche la Giornata mondiale contro il razzismo. Io voglio celebrarla ricordando un evento molto triste e increscioso, che è accaduto cinque anni fa, nel quartiere dove vivo (zona periferica di una metropoli italiana). È un sabato mattina, nel maggio del 2008, quando una giovane madre vede portarsi via la figlia di pochi anni, da un'adolescente romena, che si è intrufolata nella sua abitazione. La donna rincorre la ragazza in strada e inizia a urlare, le sue urla richiamano l'attenzione dei vicini, che accorrono in suo aiuto, recuperando e restituendo la bambina alla madre. La vicenda ha gravi conseguenze: scoppia un'escaletion di violenza, di minacce contro i Rom. Una parte della popolazione è arrabbiata, colma di odio, fino ad arrivare a bruciare uno dei campi Rom presenti sul territorio: ricordo intere famiglie in lacrime, spaventate, fuggire, perché consapevoli di rischiare la vita. Queste persone, poi, hanno trovato rifugio in altri campi della città. A onore del vero, la mia ricostruzione si attiene alle poche informazioni che appresi da giornali, telegiornali e voci di quartiere. La giustizia, però, ha fatto il suo corso e la ragazza romena è stata condannata ad alcuni anni di carcere. Oggi è libera, ha scontato la sua pena. Non è questa la sede per entrare nel merito della vicenda penale; tra l'altro un giudice si è pronunciato, per cui rispetto la sentenza. Tuttavia non posso non condannare, fermamente, atteggiamenti di violenza gratuita a sfondo razziale; a dirla tutta, mi sono indignata per i comportamenti incivili e riprovevoli di alcuni miei concittadini. Ho voluto ricordare questo episodio perché ogni volta che sento frasi (come "I Rom rubano, se ne devono tornare al loro paese", "...Sono sporchi, vivono nel degrado, però poi in bocca hanno i denti d'oro", "...Vengono in Italia e si prendono il nostro lavoro, che, poi, per noi non c'è"…e potrei continuare ancora), mi sembra di fare tanti passi indietro e ritornare a quelle discriminazioni razziali, che Martin Luther King, Nelson Mandela e altri, hanno combattuto. Personalmente penso che in queste occasioni assistiamo a un'umanità che odia se stessa; e che, di sicuro, non si conosce. Sarebbe ora che imparassimo a dialogare tra noi; capiremmo che, pur nella varietà, apparteniamo tutti alla stessa famiglia: l'umanità.
"Ciak, si gira!"
giovedì 21 marzo 2013
Giornata mondiale contro il razzismo
Il 21 marzo è ricordato per l'inizio della primavera. Non tutti sanno, però, che in questa data ricorre anche la Giornata mondiale contro il razzismo. Io voglio celebrarla ricordando un evento molto triste e increscioso, che è accaduto cinque anni fa, nel quartiere dove vivo (zona periferica di una metropoli italiana). È un sabato mattina, nel maggio del 2008, quando una giovane madre vede portarsi via la figlia di pochi anni, da un'adolescente romena, che si è intrufolata nella sua abitazione. La donna rincorre la ragazza in strada e inizia a urlare, le sue urla richiamano l'attenzione dei vicini, che accorrono in suo aiuto, recuperando e restituendo la bambina alla madre. La vicenda ha gravi conseguenze: scoppia un'escaletion di violenza, di minacce contro i Rom. Una parte della popolazione è arrabbiata, colma di odio, fino ad arrivare a bruciare uno dei campi Rom presenti sul territorio: ricordo intere famiglie in lacrime, spaventate, fuggire, perché consapevoli di rischiare la vita. Queste persone, poi, hanno trovato rifugio in altri campi della città. A onore del vero, la mia ricostruzione si attiene alle poche informazioni che appresi da giornali, telegiornali e voci di quartiere. La giustizia, però, ha fatto il suo corso e la ragazza romena è stata condannata ad alcuni anni di carcere. Oggi è libera, ha scontato la sua pena. Non è questa la sede per entrare nel merito della vicenda penale; tra l'altro un giudice si è pronunciato, per cui rispetto la sentenza. Tuttavia non posso non condannare, fermamente, atteggiamenti di violenza gratuita a sfondo razziale; a dirla tutta, mi sono indignata per i comportamenti incivili e riprovevoli di alcuni miei concittadini. Ho voluto ricordare questo episodio perché ogni volta che sento frasi (come "I Rom rubano, se ne devono tornare al loro paese", "...Sono sporchi, vivono nel degrado, però poi in bocca hanno i denti d'oro", "...Vengono in Italia e si prendono il nostro lavoro, che, poi, per noi non c'è"…e potrei continuare ancora), mi sembra di fare tanti passi indietro e ritornare a quelle discriminazioni razziali, che Martin Luther King, Nelson Mandela e altri, hanno combattuto. Personalmente penso che in queste occasioni assistiamo a un'umanità che odia se stessa; e che, di sicuro, non si conosce. Sarebbe ora che imparassimo a dialogare tra noi; capiremmo che, pur nella varietà, apparteniamo tutti alla stessa famiglia: l'umanità.
lunedì 18 marzo 2013
La televisione: disinformare per distrarre
Il 13 marzo è stato eletto il nuovo Papa. Si è trattato di un
grande evento mediatico. La televisione italiana ha seguito l’evento dal
conclave all’election day; per non parlare del dopo elezioni. Le diverse
emittenti hanno dedicato speciali, mandato in onda fiction, documentari per
l’occasione. Si sono sprecati commenti, ragionamenti, ipotesi che prevedessero in
anticipo il nuovo successore di Pietro. I programmi hanno indagato, con
curiosità morbosa, nel suo passato; con I’effetto che i telespettatori sono
stati bombardati tutti i giorni e a tutte le ore da notizie, immagini del Papa.
A mio avviso, abbiamo assistito a un’alterazione della percezione del fenomeno:
la televisione ha amplificato oltremodo la portata dell’evento, tanto che papa
Francesco è diventato l’oggetto dell’interesse, dei discorsi di molti. Per una settimana, gli italiani –una
parte- si sono distratti dai problemi quotidiani del paese: non si sono
interessati della disoccupazione, dell’instabilità politica. La tivù, quindi, ha
dimostrato, più che informare, di disinformare: intercettando il bisogno di
speranza, di positività, ha selezionato un argomento da propinare per deviare
l’attenzione e le preoccupazioni delle persone verso uno sbocco alternativo, il quale sbocco regalasse loro, attimi di spensieratezza, di felicità. Un vero e proprio strumento
di distrazione di massa; e probabilmente Adorno, filosofo della Scuola di
Francoforte, il quale sosteneva che i mass media sono il più subdolo strumento
di manipolazione delle coscienze, oggi affermerebbe: “Io ve l’avevo detto!”.
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